Classificazione climatica dei comuni italiani Classificazione climatica dei comuni italiani

Classificazione climatica dei comuni italiani

La classificazione climatica dei comuni italiani è stata introdotta dal D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993 in considerazione delle differenze climatiche della penisola. Quest'ultima è stata suddivisa in 6 zone climatiche (da A a F) definite in base ai gradi-giorno. Nella tabella, a titolo di esempio, sono riportate le zone climatiche di appartenenza di tutti i capoluoghi di provincia, tuttavia all'interno di una stessa provincia per ogni comune è definita una zona climatica di appartenenza. Per ciascuna zona climatica il Decreto 311/2006 introduce valori limite di trasmittanza termica "U" (delle strutture opache verticali, orizzontali e delle chiusure trasparenti) con tre soglie temporali di entrata in vigore (2006, 2008, 2010).

La trasmittanza termica "U" (UNI EN ISO 6946) si definisce come il flusso di calore che attraversa una superficie unitaria sottoposta a differenza di temperatura pari ad 1°C ed è legata alle caratteristiche del materiale che costituisce la struttura e alle condizioni di scambio termico liminare.
I gradi-giorno (GG) sono un parametro empirico utilizzato per il calcolo del fabbisogno termico di un edificio: per ogni località italiana indicano la somma annuale delle differenze positive giornaliere tra la temperatura dell’ambiente riscaldato, convenzionalmente fissata a 20 °C, e la temperatura media esterna giornaliera. Un valore di GG basso indica un clima invernale mite, con temperature medie giornaliere prossime a 20 °C (temperatura fissata per l'ambiente riscaldato) e quindi la necessità di un breve periodo di riscaldamento. Al contrario, valori di GG elevati, indicano un clima invernale freddo (con temperature medie giornaliere nettamente inferiori ai 20 °C) e quindi periodi di riscaldamento prolungati.